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    Legge Assegni: torna tutto come prima, o quasi

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    22 Luglio 2008

    Dallo scorso 25 giugno, pagamenti cash o con titoli trasferibili sono ammessi per somme sotto i 12.500 euro, anziché 5mila.

    Sono venuti meno alcuni vincoli alla circolazione dei mezzi di pagamento fissati dal decreto legislativo 231/07 sull’antiriciclaggio, e questo a distanza di neppure 2 mesi.

    Un cambiamento così veloce che il Ministero dell’Economia ha assicurato che saranno cancellati i procedimenti sanzionatori aperti contro chi ha violato, nelle scorse settimane, le norme ora cadute. Così dal 25 giugno si possono di nuovo emettere assegni bancari, postali e circolari trasferibili, se di importo unitario inferiore a 12.500 euro; mentre gli assegni da 12.500 euro restano “non trasferibili” e possono essere incassati dal solo e unico beneficiario , direttamente o a mezzo banca.

    Cade, inoltre, l’obbligo imposto al girante, a pena di nullità, di inserire il proprio codice fiscale nella girata degli assegni trasferibili. Il Governo, nell’innalzare la soglia per i pagamenti in contanti e con assegni “liberi”, non ha però adottato il limite europeo di 15mila euro, anche se questo poteva tradursi in una semplificazione: per i pagamenti da 15mila euro in su scatta infatti l’obbligo per gli intermediari di registrare le operazioni  e gli obblighi di adeguata verifica di chi compie operazioni occasionali che comportano movimenti di pagamento,quando le banche agiscono da tramite nei trasferimenti di euro o valuta estera e per gli agenti in attività finanziaria.

    Per Alitalia intervengono anche le fondazioni bancarie

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    22 Luglio 2008

    Il superconsulente Bruno Ermolli sta portando avanti, lavorando con discrezione, il progetto promosso dal presidente del Consiglio in pectore: «Ci sto lavorando ancora, il presidente Silvio Berlusconi vuole che io vada avanti a lavorarci». Poche parole, confermando la linea della riservatezza: «Questa è la mia unica risposta - risponde Ermolli ai cronisti che lo incalzano - perché sono tenuto al segreto professionale».La girandola di manifestazioni di disponibilità, candidature, indiscrezioni, è il segnale che potrebbe non essere difficile, a questo punto, creare una quota di azionisti italiani come nocciolo di un progetto per il futuro di Alitalia.

    Serve anche un partner forte che sia il perno di un piano industriale. E serve una soluzione per arrivare ad una due diligence: se non una nuova gara per la privatizzazione almeno un nuovo mandato dell’azionista al cda, per esempio, perchè i vertici della compagnia possano tornare a sondare l’interesse di potenziali partner disponibili ad acquisire la quota di controllo oggi in mano al Tesoro, e aprire una data room ai candidati. La stessa procedura che aveva portato alla trattativa in esclusiva con Air France.

    Indiscrezioni di stampa insistono su contatti tra Lufthansa e Unicredit.

    Ma l’attenzione è in queste ore tutta sul prossimo insediamento del nuovo governo perchè il prossimo ministro dell’Economia, come azionista, possa formalmente riaprire il dossier privatizzazione e fare le prime mosse. Atmosfera di attesa anche ai piani alti della compagnia, dove domani torna a riunirsi il cda per fare il punto dopo aver incassato il prestito da 300 milioni del governo, prestito sul quale pende ancora il rischio di una bocciatura da Bruxelles.

    Intanto il progetto di cordata italiana incassa l’attenzione delle fondazioni bancarie. «Se ci sono progetti industriali le valutazioni che le fondazioni potranno fare saranno basate su rischio e redditività dell’investimento», dice Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo e Acri, l’associazione di casse di risparmio e fondazioni bancarie. Ma «chiedere oggi se diremo si o no è prematuro, bisogna aspettare un progetto», chiarisce Guzzetti.

    Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, guarda con interesse anche alla «minaccia» di Silvio Berlusconi: vendere a Ferrovie. Idea che «non è poi così balzana»: pensando a quando, tra pochi anni, i treni ad alta velocità faranno concorrenza ai voli nazionali, per Bonanni «una gestione comune è del tutto auspicabile in un sistema moderno di efficienza dei trasporti».

    Piazza Affari a picco, Mibtel -2,55%

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    15 Luglio 2008

    Chiusura molto pesante per le Borse europee, appesantie da una nuova giornata nera del comparto bancario e dal discorso del numero uno della Fed, Bernanke, che ha parlato di rischio inflazione e ha evidenziato difficoltà per economia Usa.

    A Piazza Affari, l’indice Mibtel ha perso il 2,55% a 20.836 punti. In ribasso anche l’S&P/Mib, -2,54% a 27.044, e l’All Stars, -2,56% a 11.173 punti. Wall Street parte in rosso sulla scia dei timori per il sistema finanziario e dei deludenti dati sulla spesa al consumo. Il Dow Jones perde lo 0,44%.

    Euro nuovo record storico sul dollaro a 1,6038$

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    15 Luglio 2008

    Nuovo massimo storico per l’euro che è scambiato a 1,6038 dollari. Per la prima volta dal 23 aprile scorso la moneta europea, spinta dalla speculazione che prende di mira i mercati Usa è tornata sopra 1,60 sul dollaro. L’accelerazione della divisa unica europea è ancora più significativa se paragonata alla rilevazione ufficiale di ieri della Bce 1,5847 e trova conforto anche nella fermezza dei corsi petroliferi sfavorevole al dollaro e in acquisti tecnici.

    Inflazione alle stelle ricorda situazione anni 70

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    13 Luglio 2008

    Il presidente della Bce Trichet intervenendo al parlamento europeo ha detto che “L’inflazione nella zona euro è giunta a un livello preoccupante attorno al 4% a metà 2008. E i rischi sulla stabilità dei prezzi sono al rialzo nel medio termine”. Per Trichet, la crisi legata in gran parte al caro-petrolio, “ci ricorda la situazione del 73-’74, con economie che avevano lasciato libero corso all’inflazione e si ritrovarono con crescita molto bassa, livello di prezzi esorbitante, grande disoccupazione che ancora oggi stiamo combattendo. La posta in gioco è molto alta e la Bce, nelle sue decisioni sui tassi, sta facendo la cosa migliore per le fasce vulnerabili”.

    “Occorre evitare di ripetere gli errori di politica economica commessi in risposta ai due choc petroliferi del decennio ‘70″. E’ il monito del governatore di Bankitalia, Draghi, intervenuto all’Assemblea dell’Abi. Draghi lancia l’allarme inflazione sottolineando che l’aumento dei prezzi ha portato in un anno ad una riduzione del 3% del reddito disponibile e frenerà del 2% i consumi entro il 2008. I salari, dice, sono tornati ai livelli di 15 anni fa, ma i costi del lavoro per le imprese sono cresciuti del 30%. Salari fermi, bassa produttività, fisco alto e inflazione sono alla base della “stagnazione della nostra economia”.

    Unicredit: il peggio è passato, c’è ottimismo su rialzo azioni

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    2 Luglio 2008

    E’ allarme utili per Unicredit che però, nello stesso tempo, fornisce per la prima volta dalla crisi dei mercati una stima precisa dei profitti attesi per il 2008.Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha annunciato infatti una trimestrale deludente, poi ha tagliato le stime sugli utili, infine ha fornito le nuove previsioni: la superbanca dovrebbe chiudere l’anno con utili per azione tra 0,52 e 0,56 euro, non più quindi quei 0,66 euro promessi durante la presentazione dal piano industriale 2006-2008, prima dell’aggregazione con Capitalia.

    La reazione del mercato è stata immediata: in Borsa il titolo Unicredit ha lasciato sul terreno il 2,9% a 4,82 euro (meno 1,5% l’indice del settore bancario europeo). Unicredit aveva già iniziato a preparare il terreno tra gli investitori, quando il 23 aprile, per tacere le voci di pesanti svalutazioni in arrivo, aveva ammesso di non poter confermare gli obiettivi di fine anno annunciando in anticipo la trimestrale: utili vicini a un miliardo dopo un altro miliardo di svalutazioni. Tutto confermato ieri. Unicredit ha chiuso marzo con utili netti a 1,007 miliardi, il 51% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa e con un indice di solidità patrimoniale al 5,5 per cento.

    «Un dato deludente», commenta un analista precisando che «a deprimere i conti del gruppo sono state le pulizie di bilancio nell’investment banking». Anche Unicredit, nonostante le smentite dei mesi scorsi, si è mostrata vulnerabile alla crisi che ha colpito i mercati: 650 milioni di pulizia per l’esposizione in derivati e altri 350 milioni sui bond.

    Quanto al futuro un po’ d’incertezza rimane. «Abbiamo indicato una forchetta di risultati e non un numero preciso - ha spiegato Profumo - perché bisogna tenere conto dell’alta volatilità dei mercati finanziari».

    «La struttura del capitale resta solida – ha tuttavia aggiunto l’ad di Unicredit – e potrebbe essere messa sotto tensione solo dal verificarsi di una recessione in Usa, Europa e Asia: uno scenario che non prevediamo anche se deve essere considerato». Il gruppo punta a chiudere il 2008 con un indice di solidità finanziaria in miglioramento al 6%, grazie ai benefici che deriveranno dall’adozione dei principi contabili di Basilea II.

    Un segnale di ottimismo anche per la politica dei dividendi che il manager promette stabile. Ieri l’assemblea degli azionisti ha confermato la cedola di 0,26 euro per azione, pari a un rendimento del 5,26%, che il gruppo staccherà il 19 maggio. Tornando al primo trimestre, il margine di intermediazione è sceso del 16,5% a 6,45 miliardi e il risultato di gestione si è fermato a 2,3 miliardi (meno 36,5%).

    Dopo l’illustrazione dei dati Profumo ha colto l’occasione per fare chiarezza su altre questioni aperte. Per quanto riguarda Alitalia il manager ha ribadito che «la banca non ha un interesse proprio, ma valuterà l’opportunità di operare per conto terzi». Nessuna novità neppure sul futuro della As Roma: «Il piano di ristrutturazione della controllante Italpetroli procede», si è limitato a dire Profumo.

    Archiviata la trimestrale, l’ad ha guardato avanti e, al termine della presentazione dei risultati, ha «convocato» la comunità finanziaria per il prossimo 26 giugno. È il giorno in cui alzerà il velo sul nuovo piano industriale del gruppo.

    Perquisite 4 banche a Milano per inchiesta sui derivati

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    26 Giugno 2008

    Perquisizioni in corso da parte della Guardia di Finanza nelle sedi milanesi di quattro banche, nell’ambito dell’ inchiesta sui derivati condotta dal Pm Alfredo Robledo. Gli uffici perquisiti riguardano le sedi di Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e la sede romana di Depfabank. Gli indagati sarebbero diversi.L’accusa è truffa aggravata ai danni del Comune di Milano per la stipula di prodotti derivati. Le perquisizioni non sarebbero connesse a un esposto presentato nei giorni scorsi.

    Giornata debole nelle Borse Europee: titolo Fiat affonda ancora

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    26 Giugno 2008

    Nella giornata odierna si è assistito ancora ad una seduta al ribasso per le Borse europee.

    I mercati scondo gli analisti continuano a soffrire per colpa della tempesta sul comparto bancario.

    A Piazza Affari l’indice Mibtel ha ceduto l’1,95% a quota 22730 punti. In calo anche l’S&P/Mib -2,12% a 29373 punti e l’All Stars -1,39% a 12113 punti. Forti perdite per i titoli Fiat e Impregilo. Il titolo del Lingotto affonda cedendo il 7,12% a 10,35 euro, seguendo la scia del comparto auto in Europa. Di contro Tenaris tra i pochi titoli con il segno positivo. Anche le altre borse Europee quali Parigi, Londra e Francoforte lasciano sul terreno circa due punti percentuali.

    Borse chiudono settimana con un venerdì nero

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    20 Giugno 2008

    Si chiude una giornata nera per Piazza Affari in linea con le altre borse europee che sono tutte in netto calo.

    Il Mibtel segna un -1,75% a 23.127 punti, l’Allstars un -1,07% a 12.341 punti e l’S&Pmib cede il 2,43% attestandosi a 27.611 punti. Stesso copione per le altre Borse europee: Londra -1,53%, Parigi -1,64% e Francoforte -2,02%.

    Sulla flessione dei mercati hanno influito diverse cause: a livello internazionale, il trend in calo di Wall Street dopo gli oltre 60 arresti dell’Fbi. A livello interno il cedimento dei titoli auto con Fiat che perde oltre il 6%.

    Il valore dell’oro torna a salire

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    20 Giugno 2008

    L’esaurirsi del rally della valuta Usa, i ribassi di Borsa e la corsa dei prezzi delle merci agricole hanno consentito all’oro di recuperare posizioni. Al fixing londinese, il metallo giallo ha chiuso a 887,50 dollari l’oncia. In ripresa anche i metalli non ferrosi con il rame oltre 8.100 dollari per tonnellata sulla scia degli scioperi in Cile. Mais e soia a ridosso dei massimi storici.

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